
Il ruolo del design e dell’ambiente nella relazione di cura. Amelia Valletta, fondatrice di The HAD Human Animal Design®, entra nel corpo docente del nuovo Corso di Alta Formazione dell’Università di Bologna dedicato al benessere professionale e alla comunicazione strategica nella medicina veterinaria.
Il benessere nella pratica veterinaria non riguarda esclusivamente la qualità delle cure cliniche, ma coinvolge un sistema complesso di relazioni tra professionisti, animali e persone che li accompagnano.
La comunicazione, la gestione delle emozioni e la qualità degli ambienti nei quali avviene l’incontro possono contribuire a determinare l’esperienza di tutti i soggetti coinvolti.
È in questa prospettiva che si inserisce la partecipazione di Amelia Valletta, architetto, designer e zooantropologa, fondatrice di The HAD Human Animal Design®, al corpo docente del nuovo Corso di Alta Formazione dell’Università di Bologna.
Dalla cura alla conversazione: un nuovo approccio al benessere veterinario
Il corso, intitolato “Dalla cura alla conversazione: benessere professionale e comunicazione strategica nella medicina veterinaria – Strategie comunicative per ridurre conflitti, stress e carico emotivo”, è promosso dal Dipartimento di Scienze Mediche Veterinarie (DIMEVET) dell’Università di Bologna e si svolgerà nell’anno accademico 2026–2027.
Il percorso formativo affronta un tema sempre più rilevante nella professione veterinaria: la necessità di sviluppare competenze comunicative e relazionali capaci di migliorare la gestione delle interazioni quotidiane, prevenire situazioni conflittuali e contribuire alla riduzione dello stress e del carico emotivo.
Un approccio che riconosce la complessità della relazione di cura e l’importanza del benessere di tutti i soggetti che vi partecipano.
Il ruolo dell’ambiente nella relazione tra veterinario, animale e proprietario
All’interno del percorso formativo, Amelia Valletta approfondirà il contributo dell’ambiente e del design nella costruzione di un ecosistema di benessere più integrato.
Gli spazi nei quali si svolge l’attività veterinaria non rappresentano infatti un semplice contenitore funzionale, ma possono influenzare le percezioni, i comportamenti e le modalità di interazione tra animali, proprietari e professionisti.
L’organizzazione delle aree di attesa, la gestione dei percorsi, le caratteristiche acustiche e visive degli ambienti, la scelta dei materiali e la possibilità di rispettare le esigenze delle diverse specie sono tutti elementi che meritano attenzione progettuale.
Una prospettiva che invita a considerare l’ambiente come parte integrante dell’esperienza di cura, capace di contribuire alla qualità delle relazioni e alle condizioni di lavoro dei professionisti.
Pet design ed etologia: verso ambienti veterinari più consapevoli
L’approccio sviluppato da The HAD Human Animal Design® integra architettura, design, etologia e studio della relazione uomo–animale per progettare ambienti, prodotti e servizi orientati alla qualità della convivenza.
Applicato al contesto veterinario, questo metodo permette di osservare lo spazio attraverso le esigenze di tre soggetti interconnessi: l’animale, il suo accompagnatore e il professionista sanitario.
La progettazione può così diventare uno strumento di supporto alla relazione, contribuendo a individuare condizioni ambientali più appropriate, ridurre potenziali fonti di disagio e favorire interazioni più serene.
Non si tratta soltanto di migliorare la funzionalità degli spazi, ma di riconoscere il loro ruolo nel sistema complessivo del benessere.
Design, comunicazione e benessere: una prospettiva interdisciplinare
La partecipazione di The HAD al programma dell’Università di Bologna si inserisce in un percorso di ricerca, consulenza e formazione dedicato all’integrazione delle conoscenze etologiche nella cultura del progetto.
L’incontro tra discipline differenti rappresenta un’opportunità per ampliare la riflessione sulla qualità degli ambienti veterinari e sul rapporto tra spazio, comportamento e comunicazione.
In questo contesto, il design non interviene soltanto sulla dimensione fisica, ma può contribuire a creare le condizioni per una migliore esperienza relazionale.
Perché progettare il benessere significa considerare non soltanto chi abita uno spazio, ma anche le relazioni che quello spazio rende possibili.
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